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  I pizzini di Masescu - Tico

Pubblicato Venerdi 20 Luglio 2007 alle 06:27 da MASESCU

Tra tutti quelli che ho conosciuto il Tico è stato sicuramente l’arrampicatore più spontaneo e naturale che abbia visto all’opera. Nonostante non avesse tante occasioni per arrampicare, quelle tre o quattro volte all’anno che andava, si muoveva con una agilità felina su difficoltà elevate, aiutato in questo dall’incredibile forza delle sue manone.

Ai tempi del Sassismo fu protagonista di episodi memorabili, come quello della vendita di magnesite in Valle dell’Orco, spacciata per cocaina.

Com’è come non è, quando eravamo in giro ispiravamo molta fiducia ai venditori e compratori di sostanze stupefacenti.

Per farla breve Tico confezionò con della stagnola una dose di magnesite per un ragazzino che l’aveva pregato di vendergli della droga:

"di sicuro tu ce l’hai".


"Non fartela in vena! E portaci due bottiglioni di vino" gli disse con voce cavernosa all’atto della consegna.

"Guarda che se non è buona…….." osò dire il ragazzino.

Tico lo prese per la camicia all’altezza del petto, gliela girò torcendola fino a fargli mancare il fiato e disse:

"Cuuus’è?!?!" traduzione:"Cooosa?!?!!

"OK, sarà buonissima, è stato così per dire…"

balbettò il ragazzino che se ne andò ignaro di quello che lo aspettava: una notte di starnuti col naso ingessato dalla magnesite.

Tornando all’arrampicata, Tico guardava con indifferenza alla classificazione delle difficoltà, che si stavano aprendo verso il settimo grado, la reputava un esercizio un po’ da "fighetta".

Per lui i gradi di scalata venivano ridotti a due essenziali:" quello bello e quello brutto" a seconda che riuscisse a salirli con maggiore o minore disinvoltura.

Anche la qualità della roccia non aveva per lui grande importanza e celebre diventò la frase che pronunciò davanti ad un infido tratto di roccia bagnata:

"Asciutta o bagnata è uguale, basta che sia pulita".

Ragionando così si meritava spesso i tiri più rognosi.

Come durante l’apertura di Amplesso Complesso quando, al termine di una facile vena di biotite scavata dall’acqua, la roccia diventa liscia e bombata, assumendo la forma di due pance sovrapposte.

Tico affrontò la scalata con calma proverbiale, mise un chiodo in una scaglia superficiale con la perizia di un mastro scalpellino.

Il chiodo non era un granchè e chissà se avrebbe tenuto un volo, ma bastò quel tanto da fargli superare con tranquillità la seconda ostica pancia granitica.

Quando finalmente uscì dalla zona dei "Morti viventi"e riuscì ad allestire una sosta, Tico lanciò un bestemmione liberatorio che inondò la Val Livincina.

Così una delle vie più coraggiose e difficili della Val di Mello venne firmata da un grande arrampicatore occasionale.

In seguito qualche ignavo mise uno spit per proteggere il tiro, che però venne tolto.

Ora, con i" friendini", sembra che ci si possa assicurare un po’ meglio anche se, a distanza di trent’anni, la via incute ancora rispetto e timore.

 

Masescu



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I COMMENTI DEI LETTORI

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1 Inserito Martedi 24 Luglio 2007 alle 12:01 da dubbio
 
Sembra un epitafio... voglio sperare che Tico sia felicemente ancora vivo!
2 Inserito Martedi 2 Novembre 2010 alle 14:05 da Giuseppina
 
Direi che non si può assolutamente definire un epitaffio questo "Pizzino". A me personalmente ha fatto ridere dall'inizio alla fine. Gli epitaffi no, non fanno ridere nessuno...

Forse ...Tico starà facendo qualcosa d'altro, sarà da un'altra parte...e gli auguro anch'io che sia felicemente vivo.

La ruota gira, gli anni passano ed i gusti cambiano per tutti. Ritengo sinceramente che sia bello che Masescu abbia scritto questo pezzo su di lui, avendo condiviso un periodo della loro vita e trovo carino che abbia voluto farci partecipi di questi bei ricordi.

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