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  I Protagonisti della Valle - Tita Gianola

Pubblicato Venerdi 1 Aprile 2011 alle 06:12 da ARRT


Tita e Tarci in Valle
foto: Archivio Tita Gianola
La scheda - Giovanbattista Tita Gianola

Tita nasce a Premana – Valsassina, inizia ad arrampicare giovanissimo, a 14 anni è sui bianchi calcari della Grigna e poco dopo, nei primi anni ottanta approda sul ruvido e appoggiato granito di Val Masino.
Dotato di una straordinaria attitudine all’arrampicata, tra cui spicca un’impeccabile intuito nella navigazione sulle placche compatte in aderenza, in pochissimo tempo si adatta alla nuova roccia passando dalla ripetizione delle vie classiche all’apertura di nuovi itinerari.
Con i suoi amici Ottavio e Tarcisio Fazzini, formeranno una formidabile cordata che avrà la fortuna -non facile - di percorrere i profili più arditi degli strapiombi della Val di Mello.
Sulla parete dell’Altare tracceranno la bellissima e mitica per difficoltà, Divieto di Sosta, sul profilo del Precipizio degli Asteroidi, Pejonasa Wall e Carretera de la Cocia, sul Branchiosauro, la notte di San Silvestro… tutti itinerari che hanno in comune una sola cosa: poche e gloriose ripetizioni.
Tita è una delle Guide Alpine più apprezzate di Lombardia.

L'intervista - Giovanbattista Tita Gianola

1) Descriviti brevemente per fare capire ai nostri lettori chi sei..

Tita Gianola sono nato e cresciuto a Premana, Paese dell’alta Valsassina dove ho iniziato a frequentare la montagna sin da bambino, all’età di quindici anni ho iniziato ad arrampicare frequentando il Corso di Alpinismo della scuola dei Ragni di Lecco, assieme a un nutrito gruppo di coetanei del paese con i quali negli anni successivi ho esplorato le pareti e le creste delle Grigne ripetendo gran parte delle più difficili salite del gruppo.
Nei primi anni 80 dapprima con il solito gruppo di Premanesi, poi con altri ragazzi dell’area Lecchese, ho scoperto le pareti del Masino Bregaglia, ma soprattutto la mitica Val di Mello, dove dopo aver ripetuto gli itinerari aperti dai primi frequentatori della valle, abbiamo iniziato a esplorare linee nuove, aprendo numerose vie.
Il passaggio dalle pareti di fondovalle alle grandi pareti di Badile – Cengalo ecc., è stato inevitabile, e anche lì dopo aver ripetuto i più difficili itinerari, sono arrivate le vie nuove, …e la voglia di visitare altri terreni di gioco.
La frequentazione del Corso Guida nell’ottantacinque, mi ha permesso di conoscere altri ambienti, ho iniziato a sognare di poter vivere di montagna, attualmente faccio la Guida alpina a tempo pieno, sono Istruttore Nazionale Tecnico del C.N.S.A.S., e svolgo attività come elisoccorritore presso le basi di Elisoccorso 118 di Milano Niguarda e Como.
Nonostante l’età, ho mantenuto lo stesso entusiasmo per l’arrampicata, e mi destreggio ancora abbastanza bene su tutti i terreni, comincio a sopportare meno il freddo e mi sento sempre più attratto dalle pareti e dai posti caldi, anche se ho sempre una particolare predilezione per le cascate di ghiaccio, che considero sempre un terreno di gioco e lavoro affascinante. Sono un appassionato di viaggi, e ho partecipato e organizzato diversi trekking e spedizioni alpinistiche su montagne di 7/8.000 metri, anche con clienti.

2) Come e quando hai iniziato ad arrampicare?

Mi sono avvicinato all’arrampicata grazie al mitico Zio Coio, che un’estate di circa trentacinque anni fa mi ha proposto la salita del Dente di Varrone una salita di 3° grado dove comunque ho provato la mia prima esperienza elettrizzante di salire in cordata su una parete rocciosa. Per mia fortuna, ho poi avuto altri maestri, (ovviamente è ironico, voglio molto bene allo Zio, ma è un personaggio a dir poco “particolare”) poi ho incontrato altri amici con i quali ho fatto qualche altra arrampicata per arrivare poi a frequentare il corso di arrampicata dei Ragni di Lecco dove ho avuto l’onore di avere come istruttore nella prima giornata di corso il grande Riccardo Cassin.
Per alcuni anni ho poi girovagato fra le montagne Lecchesi Grigne e Resegone ripetendo un po’ tutto quello che cera da fare, ……poi un giorno ho sentito parlare della Val di Mello e delle gesta di un gruppo di forti arrampicatori, ……ma questa è un’altra storia!!

3) La Valdimello... Quando ne hai sentito parlare la prima volta e perché hai deciso di scalare proprio li?
Se ricordo bene, ho letto un articolo su una rivista, ne ho parlato con gli amici e ho scoperto che il Tarci e l’Ota (Fazzini) avevano letto lo stesso articolo ed erano già stati lì a fare Kundalini erano entusiasti del posto ci siamo tornati e da quel giorno praticamente la Valle è diventata il nostro terreno di gioco per parecchi anni.

4) Come è stato il primo contatto con le sue mitiche pareti?
Siamo partiti subito ripetendo le vie più nominate della valle , e non certo le più facili.
Le prime sono state Kundalini e poco dopo Luna Nascente, ricordo che noi non avevamo ancora Friend, ma solo nuts di varie forme, ma abbiamo fatto presto a imparare e siamo diventati veramente bravi a proteggerci con i blocchetti,….poi sono arrivati i primi Friends,…ma costavano e i soldi erano pochi.

5) Che rapporto hai avuto con i climber stanziali e le loro salite storiche?
All’inizio per noi i sassisti di della Valle erano dei personaggi un po’ pazzi, molto forti e spericolati con idee un po’ strane per la testa e in effetti un po’ particolari lo erano, tenete presente che noi arrivavamo dalla Grignetta, dall’ambiente lecchese , dove resisteva ancora una mentalità più classica,poi piano piano abbiamo cominciato a conoscerli meglio , anche di persona e siamo entrati in sintonia con i locali,alla fine ci siamo riconosciuti nel loro modo di vedere e di vivere l’arrampicata in Valle, e siamo diventati anche noi degli stanziali.

Arrampicata al Sasso Remenno
foto: Archivio Tita Gianola
6) Quale era la tua disciplina d’arrampicata preferita (in cosa ti sentivi più forte?)
Non avevo una disciplina o un terreno preferito, all’inizio, le vie più belle, che forse ancora adesso ripeto più frequentemente, sfruttavano prevalentemente le linee fessurate kunda, luna, Oceano, Vortice di Fiaba e altre, poi ci siamo trovati a fare i conti con le placche della Valle, Nuova dimensione credo sia stata una delle prime, e da lì si è aperto un modo di placche sempre più lisce e ripide ,fin quando un giorno uno dei forti stanziali,Jacopo Merizzi, mi ha chiesto di andare con lui a chiodare una placca dove alcuni ragazzi stavano tracciando delle vie con gli spit, ma li mettevano calandosi con la corda su un terreno dove secondo lui era possibile salire chiodando dal basso.
(Gli spit non erano ben visti anche se accettati per proteggere le placche, purché messi salendo dal basso).
Siamo andati alle Placche della Bregolana siamo saliti lungo una linea di spit tracciata dai ragazzi, e poi Jacopo mi ha messo in mano un pianta spit e abbiamo completato la via ma mettendo gli spit dal basso,per me è stato un grande onore arrampicare con Jacopo, e un momento che mi ha aperto nuovi orizzonti.

7)Come hai vissuto le successive evoluzioni dell'arrampicata fino all'affermazione di una vera e propria disciplina sportiva?

A me piaceva arrampicare, mi piace molto ancora adesso, su qualsiasi tipo di roccia e su qualsiasi terreno, mi piace molto arrampicare in via,in montagna,come su un monotiro , mi sono sempre divertito molto anche in falesia, ma non mi è mai piaciuto provare tante volte lo stesso tiro, o gli stessi movimenti, come non mi piace adesso stare sotto un sasso a provare un boulder per mezza giornata, mi piace scoprire ogni volta nuovi terreni e scoprire i movimenti giusti per risolvere un itinerario, ma quando la cosa diventa troppo ripetitiva mi annoio, probabilmente non ho il livello per quella via forse per questo non ho mai fatto gradi molto alti.

8) Arrampicare in Valle è un esperienza unica, ma affrontare certi itinerari può voler dire rischiare le piume... Qual'e' il tuo rapporto con la paura di cadere, di farsi male, di morire? Come sei riuscito a "contenere" questo sentimento?
Eravamo giovani e forse in quanto tali,anche un po’ incoscienti ,in realtà la paura c’era, ma non tanto di morire, quanto di farsi male, tutto sommato cadere su una placca della valle se non arrivavi per terra o non finivi su qualche lama,non rischiavi tanto di morire quanto di prendere delle belle botte e soprattutto delle gran grattate, frequentavamo già anche le grandi pareti alpine,lì l’ambiente era spesso più impressionante e inospitale delle calde pareti della Valle dove forse tutto sembrava più semplice e meno pericoloso.

9) Una aneddoto veloce che ricordi con piacere?

Quando ci ripenso non posso fare a meno di sorridere, un giorno abbiamo deciso di andare a fare la prima ripetizione del Paradiso può Attendere sul Qualido, ma le finanze erano decisamente scarse, per tanto abbiamo deciso che al posto dei friend che non avevamo e per integrare i pochi bong in dotazione al gruppo, avremmo usato cunei di legno realizzati nell’officina di mio zio falegname.
E così abbiamo fatto, solo che circa a meta parete dopo la rottura di un sacco da recupero con acqua e materiale da bivacco, siamo stati costretti a scendere e rinunciare alla salita.
Ricordo che per un po’ di tempo tutte le volte che incontravo Jacopo Merizzi mi prendeva in giro perché avevamo usato i cunei di legno come protezioni, quando esistevano già i friend, evidentemente per noi troppo costosi.


In apertura su "La notte di San Silvestro"
foto: Archivio Tita Gianola
10) Un consiglio per i nuovi alpinisti?
Vedo che i frequentatori della valle in questi ultimi anni sono decisamente diminuiti, probabilmente perché l’arrampicata in Valle è abbastanza temuta dalle nuove generazioni, mi ricordo che era normale fare coda all’attacco di Luna ultimamente quando ci vado sono quasi sempre solo io e i miei clienti,
questo non può che farmi piacere, ma se devo dare un consiglio ai nuovi arrampicatori, è quello di non fermarsi alla falesia e ai sassi, le salite della valle sicuramente trasmettono delle grandi sensazioni, in un ambiente fantastico, certo vanno affrontate con la dovuta preparazione.

11) Cosa rimpiangi: cosa non hai visto o fatto?
Una linea ,su una bellissima struttura della Valle, l’ho guardata spesso e sono convinto che si possa passare,..ma per vari motivi non sono mai andato neanche a provarla ,forse rimarrà un sogno, o magari…chissà, un giorno faccio un tuffo nel passato e ritorno alla base di una placca della valle a rivivere vecchie sensazioni.

12) Quali sono le vie più belle della valle?
Quelle che più o meno ripeto ogni tanto, con clienti o amici, Luna Nascente,Kundalini ,Oceano, e Nuova Dimensione, e poi anche se è un po’ che non la ripeto, ma una via che mi ho sempre considerato un capolavoro è La Vedova Nera di Paolo Vitali.

14) Come vedi il futuro della Valle?
Spero che rimanga così come è , non è più la valle che ho avuto la fortuna di conoscere,….o forse in realtà siamo cambiati più noi della Valle, certo il clima che si respirava allora è solo un ricordo,pochi soldi ma meno preoccupazioni,niente pedaggi né ristoranti con annessi turisti, si campeggiava e la sera ci si riuniva attorno a un fuoco,….comunque ogni volta che ritorno in valle e vado all’attacco di una Via in una giornata feriale con poca gente i giro, la valle mi trasmette ancora le stesse sensazioni di una volta.

16) E domani cosa farai...
Domani tornerò al lavoro,ho la fortuna di fare il lavoro più bello del mondo, la Guida Alpina,anche se una grossa fetta del mio lavoro la dedico all’attività di istruttore del soccorso Alpino, continuo a frequentare la val Di Mello, portando i clienti sulle pareti della Valle le comitive di ragazzini o mio figlio ad arrampicare o a giocare sui sassi o nelle bellissime pozze della Valle.
Poi ogni tanto anche il lavoro con il Soccorso Alpino mi porta in Valle allora mentre porto i medici e gli infermieri nei loro addestramenti , gli racconto che qualche anno prima la valle mi ha fatto crescere e diventare quello che sono,e mi ha fatto conoscere un modo diverso di praticare l’arrampicata anche grazie a un gruppo di pazzi e geniali arrampicatori valtellinesi chiamati sassisti che hanno scoperto le strutture della Val di Mello, gli hanno dato un nome e ne hanno tracciato la storia.


Sicura negli anni '80
foto: Archivio Tita Gianola


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