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  Libera l'immaginazione - Riflessi


RIFLESSI

 

Sembra ormai tutto pronto: questo scorcio di cielo azzurro che penetra le feritoie della persiana socchiusa, il condizionatore acceso, il venerdì pomeriggio, e questo riflesso dello schermo sui miei occhiali ed occhiaie. Inevitabilmente distante, ritrovo lo stesso colore, linea di confine con la terra, tra il camminare e l’arrivare, tra il sudore e il suo asciugare.   Proprio questo riflesso, come una porta della fantasia, trasporta i pensieri a mezz’aria, come se volesse chissà come darti in mano l’emozione, o la voce, o il riverbero del sole sul ghiacciaio.
Si aziona lo screen saver (o salva schermo, letteralmente), il cui potere è proprio quello di mantenere questi preziosi pixel accesi come sinapsi, collegati, connessi, ordinati. E la limpidezza della sequenza d’immagini placa ogni dubbio: in fondo, si riesce a distinguere perfettamente il nut incastrato sul traverso della Cassin alla nord della Lavaredo, e pure il cordino che penzola all’uscita del tetto di A2 (chissà se sarà diventato A1 oggi o addirittura A0) sul Pilone Centrale, e ancora la risoluzione in dulfer di quella granitica fessura…chissà dove.
Meglio sfiorare il mouse e interrompere l’incanto. Le previsioni meteo inducono ad un cauto ottimismo. Dentro intanto, aiutate da cotanti stimoli, le mie sinapsi riescono ad interagire perfettamente con le sinapsi dei pixel e adesso vago senza pudore, senza paura e soprattutto, senza fatica sulla sud della Marmolada, leggero e svelto, sulla Signal, con i ramponi perfettamente posizionati sul tratto di quarto, sulla nord del Badile, con una visione perfetta, logica e naturale del percorso da seguire per ripetere la via di Cassin, infine, sull’aerea ed esposta cresta di Peuterey, dove mi vedo dolcemente accomodato sull’ottimo posto da bivacco illustrato dalla guida del Touring Club.
Come il gatto che si morde la coda, mi ritrovo a giocare ed inseguire la mia fantasia, anzi, inseguito.

Vale proprio la pena, adesso, ristabilire l’equilibrio, spostare il baricentro sulla realtà senza rischiare di esserne fuori davvero. Ma è come una voglia di togliersi la sete dallo stillicidio di un pezzo di ghiaccio ormai disciolto. Questo, più che un alpinismo di ricerca sembra proprio una ricerca di alpinismo, piatta, inconsistente e vaga come i pixel di questo maledetto schermo.
Ma dove si è nascosta la lentezza? Dove si è nascosto l’entusiasmo di partire senza fretta, assaporando a piccole dosi il gusto del percorso che si ha davanti a sé, dove si nascondono le stelle mescolate alla musica della notte, proprio quella notte che fa sentire il tuo respiro uscire dal vento, dalle bolle invisibili della cascata di un ruscello, dalle gole ansimanti e lamentose, come attraversate da un’ipotetica fatica.

Questo pensavo, iconizzando con intermittenza casuale (al passaggio dei colleghi) relazioni di vie, layout di un cad bidimensionale, previsioni meteo, tabelle di excel. Pensavo poi allo zaino, ancora da affardellare, al materiale da portare, all’ora della sveglia e ai duecento chilometri che mi avrebbero riportato a Genova dopo una settimana di lavoro.
L’entusiasmo dicevo, sembra sepolto da qualche tempo, ricoperto da una coltre fatta del suo stesso ricordo; qualche fotografia è svanita, qualche sogno è sbiadito, terribilmente appiccicato a quest’alto soffitto, mentre io, da sotto, senza la spinta per volare, resto accovacciato sulla sedia con le ali rattrappite.

Forse è nello stillicidio il vero ritmo delle cose, nel suo trascorrere lento. Bisogna solo essere capaci di farsi penetrare piano, per non lasciarsi attraversare e basta. L’empatia in fondo è semplicemente questo: riuscire (sapere, provare) a incanalare nella giusta sede la bellezza percepita, come un diapason con il la, come un ponte in risonanza con il vento.
Guardare, camminare, respirare, sudare, dormire, ascoltare, compongono una meravigliosa melodia, ma è dalla percezione di una nota sola che si inizia a vibrare.

 

Maurizio Fenu



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1 Inserito Venerdi 10 Novembre 2006 alle 14:37 da Cabbalussa
 
mi piace pensare che lo spirito che anima il tuo scritto e la fantasia dei racconti pubblicati da Sara e Ilaria siano per me lo stimolo a vivere nel modo migliore l'arrampicata... non una sfida, ma una piacevole visita ad amici cari: il bosco, la roccia e il cielo.

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