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  Quo CLIMBis?

Pubblicato Martedi 15 Maggio 2012 alle 08:50 da JACOPO


Reinhold Messner durante il convegno

Tra le splendide mura del Castel Firmiano del Messner Mountain Museum Domenica 6 maggio si è tenuto il convegno organizzato dal Messner Mountain Museum, TrentoFilmfestival e International Mountain Summit:
Quo CLIMBis?” - Preservare la montagna, in quanto ultimo spazio d’avventura, o continuare a sfruttarla sempre di più a fini sportivi e turistici?

La domanda è pleonastica se rivolta ad una tavola rotonda composta dal gota dell’alpinismo internazionale: senza uno spazio naturale selvaggio, “l’alpinismo è bello che finito!” hanno ribadito nei vari interventi Hervè Barmasse, Heinz Mariacher, Hanspeter Eisendle, Albert Precht, Denis Urubko, Roger Schäli.
Perfino nella rarefatta atmosfera dell’Everest, racconta Messner, l’alpinismo è finito. Due percorsi di turismo attrezzato con corde ed ossigeno dagli sherpa, conducono in vetta con una certa sicurezza.
Dov’è rimasto il senso di precarietà, di avventura, di solitudine dell’alpinismo?
Nelle rocce stra-affollate di Arco di Trento e Finale Ligure?
Sulle cime del Monte Bianco e del Cervino o tra i massi del Melloblocco?
Bisogna imporre un’area di rispetto, una fascia d’alta montagna dove non si tocca nulla, un luogo magico e di difficile accesso.
Un luogo di assoluta esclusiva fruizione dell’alpinista

Per un reduce della Valtellina, della magnifica Val di Mello, e come porta voce delle guide di Lombardia, raggiungere il Trentino Alto Adige vuol dire riempirsi di stupore e meraviglia per tutto quello che in questa Regione si riesce a fare: Castelli medioevali meravigliosamente trasformati in aree museali che funzionano, fondovalli ben curati rigati da vigneti e meleti, città a misura d’uomo con centri storici vivaci...
Tutto quello che la mia Valtellina ha perso, la triste Valtellina massacrata da capannoni e sbiadite banche locali.

Tra i rossi basalti del Castel Firmiano attorno a questa elitaria tavola rotonda, mi sembra però che sfugga qualcosa, qualcosa che noi in Val di Mello abbiamo capito da un pezzo,
L’alpinismo è vittima di retorica, di tristezza, di gesta eroiche disperse nella bufera, in una sola parola, di rimpianti.
Da l’idea, con tutto il rispetto dei grandissimi convenuti, di un malato allo stadio terminale.
L’alpinismo come qualsiasi altra attività umana ha bisogno di rigenerarsi.
Mi viene in mente un giovane che sta percorrendo tutte le cime e pareti partendo a piedi dal fondovalle, che pratica una sorta di proto-alpinismo di oggi dove non sono ancora stati inventati gli strumenti base dell’alpinismo. Niente corde, niente piccozze e la tecnica di progressione è ancora al di la da venire. Questo giovane che tipo di alpinismo sta facendo? Elementare.
Elementare perché tornato indietro alle origini, ma le sue vie sono quanto mai impregnate di vero alpinismo.
Trapanare le rocce, fissare catene e fittoni, tracciare sentieri... o creare delle zone di rispetto per salvaguardare l’alpinismo eroico del passato?
Nessuna di queste strade può funzionare perché il cuore della questione è un’altra, va salvaguardato l’humus che ha fatto nascere l’alpinismo, la sua essenza: l’esplorazione di aree selvagge e inaccessibili.
Va salvaguardata, come una specie rara in via di estinzione, la natura selvaggia e primordiale. Con maggior forza se essa si trova al centro dell’Europa e con un rigore formidabile, se ha le tinte forti di un’area monumentale.
Ecco il motivo per cui abbiamo lottato con tutte le forze affinché la Val di Mello fosse riconosciuta Riserva Naturale.
Ma c’è un altro motivo non meno importante per chi ama arrampicare e sa fare del sano e libero alpinismo: cosa ci può essere di più divertente ed esclusivo di avventurarsi in questi rari spazi di gioco?
E’ una questione di stile e di qualità della vita.
Grazie Reinhold !


Jacopo Merizzi


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I COMMENTI DEI LETTORI

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1 Inserito Martedi 15 Maggio 2012 alle 14:19 da Riky
 
Stride in mezzo ad una crisi economica che morde le chiappe scrivere di aree protette, wilderness, di contemplazione...quando è il lavoro la prima cosa che manca..
2 Inserito Mercoledi 23 Maggio 2012 alle 18:19 da Paolo
 
La qualità non ha prezzo...mangire meno, comprare meno, lavorare meno e godere di più della vita

3 Inserito Lunedi 4 Giugno 2012 alle 15:14 da Massimo Mai
 
Tutto vero, però sono anche un gruppo di signori dai bellissimi trascorsi. E' ovvio che credano che dopo di loro non c'è più nulla di valido. Ma questo l'umanità lo ripete da circa 3000 anni.

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